Le problematiche alimentari precoci

Alimentazione nei primi tre anni di vita 

Nell’ambito della cura fisica e psicologica del bambino, l’alimentazione riveste un ruolo fondamentale che negli ultimi anni è stato oggetto di numerose ricerche scientifiche.

Come spiega il Dott. Cosimo Santi, Psicologo Firenze : “l’alimentazione infantile è un aspetto centrale del rapporto tra la madre e il suo piccolo, può essere fonte di gratificazione ma anche origine di grandi preoccupazioni per i genitori e difficoltà alimentari precoci per i bambini”.

Non tutti sanno che esistono alcuni momenti critici nello sviluppo psicofisico del bambino in cui il rifiuto del cibo è una manifestazione comportamentale normale, si potrebbe dire fisiologica. Questo accade generalmente tra i 6 e i 12 mesi, nel periodo cioè dello svezzamento, e fra il secondo e il terzo anno di vita, cioè nel graduale passaggio verso l’alimentazione autonoma.

In queste fasi di profondo cambiamento, in cui il bambino impara a comunicare con il mondo esterno anche attraverso l’assunzione e il rifiuto del cibo, le reazioni emotive della mamma hanno una forte influenza sul possibile sviluppo di problematiche alimentari.

In una ricerca svolta dall’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sono state osservate più di 300 coppie composte da madre e figlio durante i pasti e sono state analizzate le diverse interazioni attraverso quattro criteri di valutazione:

  • Stato affettivo della madre, che individua le eventuali difficoltà della mamma nel riconoscimento e nell’interpretazione dei segnali comunicativi del bambino.
  • Conflitto interattivo, che rileva gli scambi conflittuali caratterizzati da bassa reciprocità, evidenziando quei comportamenti in cui la madre forza l’alimentazione del bambino e non regola in modo flessibile l’alternanza delle pause e dei turni.
  • Comportamento di rifiuto alimentare, che si riferisce alla scarsa assunzione di cibo , allo scarso interesse verso i pasti, alla distraibilità e oppositività.
  • Stato affettivo della diade madre-figlio, che valuta le difficoltà della madre nel facilitare le iniziative autonome del piccolo e che si esprime in un controllo costante dell’alimentazione con richieste, ordini insistenti e critiche.

I risultati dello studio suggeriscono che i disturbi alimentari precoci si associano significativamente con comportamenti fortemente conflittuali tra madre e figlio durante i pasti, soprattutto nella fascia di età che va dai 9 ai 12 mesi e in presenza di ansia materna che ostacola lo sviluppo di iniziative autonome del piccolo.

Le indicazioni di carattere psicologico che possiamo trarre da questo studio riguardano quindi la gestione delle difficoltà che i genitori incontrano quando i figli rifiutano il cibo.

Alcuni di questi rinforzano positivamente l’autonomia del figlio e adattano il proprio comportamento in modo armonico alle richieste del piccolo (comprese quelle di opposizione).

Altri, invece, reagiscono con ansia divenendo iperprotettivi e focalizzandosi esclusivamente su quanto e quando il bambino mangia. In questo secondo caso è possibile che le preoccupazioni e lo stress eccessivi influenzino lo sviluppo di difficoltà alimentari.

Inoltre, da un punto di vista della prevenzione, è importante promuovere il sostegno psicologico per le giovani madri. Il fine è di aiutarle a sviluppare una sufficiente comprensione degli stati affettivi del piccolo, della loro soggettività e dei bisogni di autonomia che passano attraverso quel terreno di espressione privilegiato che corrisponde all’alimentazione.

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